Non accontentarti

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"Chi si accontenta gode."

Chi non ha mai sentito questo proverbio? In sé potrebbe sembrare un concetto semplice e giusto: bisogna accontentarsi di ciò che si ha. Ma è proprio questo “accontentarsi” la cosa più sbagliata. Il senso di per sé è quello di soddisfarsi, appagarsi, rendersi soddisfatti. Il significato etimologico invece aggiunge un dettaglio in più: contenere. Accontentare, perciò, nel suo senso più profondo, implica segnare un confine tra ciò che si vorrebbe e ciò che si crede di potersi permettere. Sì al piacere, ma con moderazione. Sì a desiderare, ma con dovuti limiti.

Chi fissa queste “restrizioni”? Noi stessi. È il frutto della società e dell’educazione imposta. È come dire: sei nato così, non pretendere troppo. È uno stop ai sogni e ai desideri. È mettersi un freno, perché questo impone la vita. È un castigarci, limitarci, recintarci in un’esistenza imposta.

Basta accontentarsi.

Ciò che stiamo imparando in questo momento di cambio energetico è proprio l’opposto: se dentro di noi c’è un frammento divino, allora perché mai non potremmo sognare in grande? È arrivato il momento di smettere di accontentarci e prendere ciò che vogliamo. Siamo gli unici artefici del nostro destino e, come tali, possiamo creare la realtà che più ci aggrada. Possiamo co-creare anche un mondo infinitamente migliore. Per farlo dobbiamo sganciare una volta per tutte i vecchi schemi come il “chi si accontenta gode”. Dobbiamo essere grati per ciò che possediamo e certi che possiamo avere di più. Essere grati non significa accontentarsi, piuttosto implica un pensiero profondo: io ho diritto di avere molto, molto di più. Più saremo grati, più l’abbondanza, in tutti i sensi, ci abbraccerà.

Perciò togliamo la connotazione negativa da quel “chi si accontenta gode” e trasformiamolo in un “chi è grato ottiene ancora di più”.

Lorena Laurenti


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